DOMANDE e RISPOSTE

Chiedimi qualcosa

In questa sezione potete consultare le mie risposte alle domande di altri utenti con cui potete avere qualcosa in comune e pormi la vostra domanda.


  • A 43 anni x la seconda volta in vita mia vivo di ansia da gelosia e vivo maledettamente male aiuto purtroppo non posso permettermi un percorso da uno psicologo volevo un consiglio

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    L'ansia generata dalla gelosia è sicuramente un elemento di disturbo del proprio benessere, quindi è più che comprensibile che lei viva "maledettamente male". Giustamente chiedere un consiglio è il primo passo nel "cammino" verso la consapevolezza di voler risolvere un problema e di aver bisogno di una guida per farlo, un supporto che ci accompagni ad affrontare la problematica in un'ottica trasformativa finalizzata al recupero della nostra serenità ma soprattutto al ristabilimento di un adeguato livello di benessere esistenziale.
    Sicuramente questo è il primo passo, ma l'essenziale è poi il "camminare": cioè utilizzare lo stimolo al cambiamento come "molla" motivazionale ci porti avanti verso azioni concrete nel prenderci cura di noi. D'altronde i consigli sono solo parole, indicazioni, suggerimenti (ed ognuno a suo modo può avere un valore, seppur parziale) ma quel che conta veramente non è tanto il consiglio in sè quanto invece il sorgere in noi di questa "consapevolezza" che ci spinge a cercare aiuto per risolvere un problema. Facendo leva su questa forza motivazionale si passa dal primo passo al "cammino" in sè, un "percorso" di crescita e miglioramento personale, fatto di esplorazione interiore, di scoperta delle proprie dinamiche disfunzionali ma soprattutto delle proprie potenzialità latenti, sommerse e dimenticate.
    Ed è quindi a questo punto che si comincia a trasformare il nostro problema, la nostra personale crisi e "avversità", in una nuova occasione e "opportunità" di crescita ed evoluzione personale che ci può aprire verso orizzonti esistenziali mai immaginati prima. L'apertura verso nuovi panorami di vita avviene sempre tramite un "percorso" che inizia da un malessere, un disagio, un problema da risolvere, ed è quindi grazie alla consapevolezza di questo aspetto che si può riconoscere che "non tutti i mali vengono per nuocere" (come dice l'adagio della saggezza popolare).
    Ed ecco che, per tornare al suo caso specifico, l'ansia da gelosia potrebbe diventare il "trampolino di lancio" di una nuova rinascita esistenziale se affrontato con saggezza, competenza e professionalità. Si inizia chiedendo un consiglio, e questo è già un segno di consapevolezza del proprio disagio e del bisogno di aiuto che merita di essere valorizzato (sono moltissime le persone che per orgoglio non osano nemmeno chiedere una indicazione) ma, come già detto, è solo l'inizio.
    Certo si potrebbero dare molti consigli in proposito, e immagino molti ne ha già ricevuti, ma fondamentalmente il senso principale della situazione è "continuare" in questa direzione senza fermarsi e senza lasciarsi bloccare da limitazioni di tempo ed energia (economiche o lavorative), ricordando che l'obiettivo è proprio il "percorso" interiore (di esplorazione e scoperta delle nostre dinamiche emotive, psicologiche e spirituali).
    Come fare ciò?
    Possiamo "continuare" a "camminare" su questa "via" in tanti modi.
    Se inizialmente non abbiamo le risorse per fare da subito un percorso psicoterapeutico possiamo cominciare ad informarci il più possibile sull'argomento tramite ricerche personali in rete (per fortuna siamo nell'era dell'informazione e reperire info sull'argomento è gratis e facile) oppure tramite libri (ce ne sono veramente tanti sull'argomento).
    Certo è che poi la marea di informazioni trovate potrebbe non bastare o rischiare di sommergerci, quindi si potrebbe comunque continuare la nostra ricerca in altre direzioni: richiedere uno psicologo (o meglio psicoterapeuta) tramite servizi statali o convenzionati a basso prezzo possono essere un inizio (a.s.l., consultori, servizi salute mentale, etc).
    Partecipare a gruppi di auto-mutuo aiuto potrebbe essere un'altra risorsa (dipende dalle disponibilità presenti sul territorio).
    Non da ultimo direi che una buona mossa in questa direzione potrebbe essere proprio quello di "creare le condizioni" perchè anche le limitazioni economiche possano svanire: predisporsi ad un percorso di "coltivazione" della nostra ricchezza interiore può fare fiorire anche le nostre prosperità esteriori (e con quelle poi poter affrontare un percorso terapeutico più approfondito): il tutto è come passare da un "circolo vizioso" chiuso su se stesso, in cui le nostre dinamiche energetiche sono negative e limitanti (ansia, gelosia, difficoltà economiche), per arrivare invece ad aprire "spirali viruose" che si auto-alimentano di positività e di creatività che arricchiscono il nostro essere (interiore ed esteriore).
    Ma qualunque sia il nostro prossimo passo, ribadiamo che l'essenziale è andare "avanti" in questa Ricerca: la gelosia può essere solo un campanello di allarme che ci segnala che nella nostra vita qualcosa va migliorato e può essere cambiato. Trovare il cosa e soprattutto il "come" può diventare il "viaggio" evolutivo della nostra vita.
    Solo così potremo trasformare "l'avversità" in "opportunità" di crescita, e nobilitare così la nostra esistenza riscoprendo un nuovo senso della vita e del nostro benessere interiore.
    Quindi insista e non desista.. non mi piace creare aspettative utopiche ed idilliache ne tanto meno illusioni di soluzioni facili... gli ostacoli e le difficoltà sul percorso saranno molte (lo sono per tutti noi, glielo garantisco), e la strada è spesso in salita irta e scoscesa (e chi dice il contrario in genere mente o non sa quel che dice)... Ma la buona notizia è che ogni fatica ed ogni traguardo superato porta con sè l'aria frizzante delle vette dell'essere e i panorami sereni della soddisfazione per la Vita viva, vera, vissuta in tutte le sue profondità e le sue altezze...
    Quindi non mi resta altro che augurarle "Buon Viaggio"

  • Mi chiamo Luisa, ho 45 anni. Da quattro anni ho divorziato da mio marito, mi occupo da sola di due figli adolescenti e di mia madre anziana. Lavoro in un settore competitivo e prevalentemente maschile, che ogni giorno mi mette a confronto con sfide, scadenze, novità normative, discussioni con utenti e colleghi. Mi accorgo di aver raggiunto livelli di stress davvero esagerati, sono in uno stato di continua tensione, fisica e mentale. Sono irritabile, scatto facilmente, soffro di disturbi del sonno e di gastrite, ho diverse contratture nel corpo. Il mio medico riconduce i miei disturbi allo stress eccessivo ed mi ha detto che alcuni psicologi fanno dei corsi di mindfulness per ridurre lo stress. Mi piacerebbe sapere di cosa si tratta. Grazie.

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    Mindfullness è una tecnica psicologica moderna derivata da un approccio meditativo ispirato da filosofie di vita orientali, ed è basato sulla focalizzazione dell'attenzione sulle percezioni e sensazioni psico-corporee nell'attimo presente per agevolare uno stato ad alta concentrazione che favorisce una maggiore Consapevolezza di sè, uno stato più focalizzato sull'essere "qui ed ora", grazie al quale può portare soprattutto ad una condizione di piacevole rilassamento ed una fluidità di azione in serenità (quindi rilassamento che non è passività ma è la capacità di rimanere attivi ma tranquilli), in quanto si va oltre il normale stato di iper-attivazione ansiogena e non si è più attanagliati dallo stress, dalle ansie e dalle paure verso il futuro, ma si può vivere pienamente il "presente" attimo per attimo: questa è l'estrema risorsa e la ricchezza interiore che dona la realizzazione completa di uno stato meditativo (essere ora è "oro) che può essere raggiunta grazie ad un training di Mindfullness.
    Questo in estrema sintesi è la risposta alla sua domanda su cosa sia la tecnica in sé. Rimane il fatto che questa è solo una tecnica consigliata e consigliabile.
    A proposito del consiglio da Lei ricevuto, spendo qualche parola per una "nota di merito" al suo Medico, a cui va tutto il mio rispetto e stima per la competenza nell'aver intuito giustamente che molto "probabilmente" i suoi disturbi si rifanno ad un quadro clinico da "disturbo da stress", ma soprattutto per la nobiltà etica di non averle dato la risposta più tristemente classica tra i medici, cioè quella di prescriverle farmaci "ansiolitici" senza nemmeno consultare preventivamente uno psicologo (o ancor meglio uno psicoterapeuta - fenomeno che conosco molto bene a causa delle numerose persone che vengono da me, o da colleghi, con gravi forme di dipendenza da ansiolitici con i loro gravi effetti collaterali, dopo che, come lei, si erano rivolte ad un medico che aveva risolto il tutto velocemente e facilmente con semplici farmaci, senza curarsi poi delle pericolose conseguenza di assuefazione, dipendenza e abuso), ma di aver avuto l'alta professionalità di averle consigliato un'approccio psicologico: quindi a lui andrebbe anche tutta la stima della mia categoria professionale psicologica e psicoterapeutica!!! (sarebbe davvero prezioso se tutti i medici potessero avere questa presenza etica ed onestà intellettuale per consigliare quando serve uno psicologo invece delle facili scorciatoie farmacologiche. P.S. ciò non significa che gli psicofarmaci siano sempre e comunque sconsigliati, questo non è ciò che si vuole sostenere, ma sicuramente andrebbero prescritti "unicamente" in stretta collaborazione con una valutazione psicologica preliminare ed accompagnati da un processo di psicoterapia di sostegno. Sono tristemente troppo numerose le persone che ricorrono a queste scorciatoie e che quindi cadono nei sui pericoli).
    Ma tornando al suo caso specifico, di cui ci da un breve ma efficace quadro di riferimento, mi sento di poterle dire con estrema sensibilità ed empatia per la difficile situazione esistenziale che sta attraversando (di cui i sintomi psicofisici che avverte sono un prevedibile conseguente corollario) , che "oltre" l'eventuale tecnica di Mindfullness (o altre tecniche affini) troverebbe sicuramente un maggiore sollievo e una più profonda efficacia nell'affiancare a questa tecnica un approccio più "Integrale" (cioè che possa agire su più "Livelli" della sua Vita contemporaneamente: comportamentale, cognitivo, emotivo, energetico ed esistenziale), dimostrato essere altamente performante nel trasformale in modelli "armonici" gli attuali "stili di vita" che si stanno dimostrando "disfunzionali".
    Quindi, se da un lato certamente una psicoterapia potrebbe essere preziosa per riscoprire il benessere nella sua esistenza altamente provata da oggettivi e concreti oneri familiari e lavorativi improrogabili, ancor più lo sarebbe uno specifico percorso di Psicoterapia Integrale che possa accompagnarla, sostenerla e indirizzarla verso una sua "personale" Pratica di Trasformazione Integrata che agisca nella sua quotidianità oltre che nelle specifiche sedute con il terapeuta: così da trasformare le "avversità" della propria Vita in "opportunità" di Crescita e di Evoluzione individuale (Se volesse approfondire la conoscenza di questo innovativo e speciale approccio psicoterapeutico può farlo con una semplice ricerca alla voce "Psicologia Integrale").
    Concludo lasciandole i miei migliori auguri affinché possa trovare e percorrere la strada che la conduca verso una rinascita energetica ed esistenziale, arricchita e potenziata dal superamento di questa "sfida" che la vita le pone.
    Luce a Lei in questo Viaggio di Trasformazione.

  • Buongiorno, vorrei porre una domanda molto semplice: si può fare qualcosa per "migliorare" o addirittura eliminare la timidezza?

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    Buongiorno, la sua domanda appare sicuramente "semplice" (come lei dice) ma la risposta rischia di essere troppo generica e vaga in assenza di ulteriori informazioni e cornici di riferimento. Chiarita questa premessa essenziale, quello che posso risponderle è che la "timidezza" è un tratto caratteriale molto comune e generico ma le sue "radici" vanno rintracciate (per ognuno in modo diverso) nel proprio bagaglio di esperienze che risalgono fino all'infanzia, costituendo così una dinamica di esplorazione di sè che è molto soggettiva e per molti versi unica (così come lo è la nostra natura più autentica). Ma questo non deve certo scoraggiarci e anzi può essere lo stimolo e l'innesco di un "Viaggio" di scoperta del proprio mondo interiore che, con le sue meraviglie e le sue insidie, può essere attraversato con una Guida che ci accompagni e ci mostri la via grazie alla sua esperienza e professionalità. Conoscere Se stessi è il vero senso di una vita compiuta e ricca che ci permette di scoprire le radici dei nostri disagi emotivi e relazionali, per poter trasformare le nostre avversità interiori in potenzialità di miglioramento e crescita personale ed umana. Quindi, per arrivare al nucleo della sua domanda, la risposta è: Sì, si può fare sicuramente qualcosa (anche molto) per "migliorare" la propria "timidezza", nel riscoprire la fiducia in sè e negli altri, nel recuperare le abilità sociali e interpersonali che ci permettano la serenità del dialogo aperto e collaborativo. Inoltre per molti casi la timidezza può anche essere "eliminata" del tutto, sradicandola dalle radici, dalle profondità dei nuclei più nascosti del nostro mondo interiore e sommerso, attraverso un percorso di terapia che possa riuscire ad essere intenso ed efficace. Concludo con doveroso accorgimento: tutto dipende dalla quantità e dalla qualità di energia e di tempo che vorrà e potrà dedicare a questo "Viaggio" di riscoperta di Sè. Non vogliamo illudere nessuno dicendo che sia facile ed immediato (vedi inoltre le premesse alla risposta), ma sicuramente, come dico sempre alle persone che mi chiedono consigli, questa "piccola" sintomatologia che chiamiamo "timidezza" può essere la punta di un "iceberg" che ci comunica e ci riporta verso la scoperta di un intero "mondo sommerso", donandoci la preziosa "opportunità" di intraprendere un percorso di Consapevolezza Interiore che arricchirà ed espanderà le "potenzialità" delle dimensioni esistenziali della nostra Vita interiore e relazionale, così come di quella professionale e sociale. Quindi, spero possa diventare per Lei la "Scintilla" che accenda il "Fuoco" della Trasformazione interiore alla scoperta della propria Natura più autentica. Buon Viaggio.

  • Buongiorno, vorrei chiedere a voi specialisti nel settore come fare a “Ripondere” al mio compagno di vita che NON Vuole assolutamente farsi aiutare da uno Psicologo (nonostante anche lui ammette di averne bisogno quando ha le sue Crisi). Cioè io gliene parlo ma lui ha un sacco di idee preconcette, scuse e pretesti che usa come un muro di difesa per evitare la questione. Ad esempio lui mi dice che “tanto è inutile perchè io sono io, sono così punto e basta...” e quando provo a ribattere lui insiste dicendo “tanto nessuno può capire cosa mi turba.. le mie menate.. figurati se vado da uno che pretende di risolvere i miei casini così, solo aggiungendo parole su parole..” ed infine conclude sempre con la solita questione “..e poi non ho tempo e soldi da perdere in quelle cose..” !!! Ecco, sono veramente in difficoltà perchè comunque lui ne avrebbe proprio bisogno. Gentilmente “Cosa” mi consigliate?

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    Gentilissima, come non capire il suo disagio?!
    Non è certo sola in questa difficile situazione... anzi!
    Purtroppo i “Muri” innalzati per evitare lo Psicologo e lo Psicoterapeuta sono veramente tanti, così come tante sono le tipologie di persone e gli ambienti là dove questo “male” è ampiamente diffuso e resistente, proprio perchè fa parte di un retaggio di gravi “Pregiudizi” Culturali che avvolgono tutto l'ambiente della Psicologia in generale (e chiamiamolo proprio “male”, visto che non è certo un “bene” avere i “para-occhi” che non ci permettono di “vedere” la realtà per come è).
    In ogni caso si tratta sempre di “Muri” che vengono eretti contro la “Paura dell'ignoto”, per difenderci da ciò che non si conosce, da ciò con cui non si ha familiarità e dimestichezza, e proprio per questo sotto sotto si teme e si diffida (la classica diffidenza verso ciò che è “straniero”), e ci si “difende” il più delle volte proprio “attaccando” ciò che non si conosce (da cui le affinità tra i vari tipi di “pregiudizi” e le possibili degenerazioni verso, ad esempio, il “razzismo”).

    Ma tornando alla domanda in esame, è più che legittimo che quando si sente in sé che potrebbe essere utile rivolgersi ad uno Psicologo e/o Psicoterapeuta, possano venire “Dubbi”, incertezze, insicurezze e confusioni generate da domande che turbinano nella mente senza riuscire a trovare una risposta semplice e chiara:
    è sicuramente normale, è la prima difficoltà da affrontare, a cui si associa inesorabilmente la mancanza di informazione corretta sull'argomento che contraddistingue il contesto culturale medio in cui siamo immersi, ed è qui che si può arrivare a “scivolare” verso i classici “Tabù” e “Falsi Miti” che circondano la Psicologia in sé, credenze erronee che possono essere alimentate e nutrite da voci distorte raccolte per “sentito dire” e inesattezze dettate dalla suddetta “paura” (più o meno inconscia).

    Quel che c'è da dire è che le “perplessità e i dubbi” nei confronti dello Psicologo possono essere più che legittimi, in quanto affidare il proprio intimo essere ad uno “sconosciuto” può instillare timore, diffidenza e sfiducia, ma tutte queste “ombre negative” possono essere vinte grazie ad una “Scelta” oculata e consapevole (da una parte) e grazie alla garanzia fornita dall'Etica professionale (dall'altra).

    Questi “dubbi” potrebbero essere dovuti anche a quello che si sente in giro (le suddette “voci di corridoio”) da persone sfiduciate per aver avuto esperienze negative con professionisti “sbagliati”:
    da cui si evince (e si ribadisce) l'importanza di una “Scelta” Consapevole.
    (per approfondimenti in merito vedi profilo personale di chi scrive)

    Questi sentimenti di incertezza e confusione si mischiano poi con il timore di non riuscire ad ottenere ciò che nel profondo si desidera veramente (un aiuto psicologico nel migliorare la propria condizione di vita e il proprio benessere), andando così ad alimentare la nebbia dei “dubbi” con il freddo paralizzante della “paura”, tanto che ci si potrebbe lasciar scoraggiare dal pensiero sfiduciato e deprimente (basato su una presupposizione erronea e limitante) che "tanto non funzionerà", che sia tutto “vano ed inutile” (intendendo il supporto di uno psicologo), cadendo nella più grande delle trappole della mente: la Negatività che uccide la Creatività ! ...e con essa ogni possibilità di Soluzione alle proprie “Crisi” !
    (vedi nel materiale nel profilo personale di chi scrive, sezione “video”, in cui c'è una illuminante dichiarazione di Einstein in merito ai poteri della creatività per uscire dalle difficoltà).

    È capitato forse a tutti di sentirsi dire “Io non credo in queste cose...”:
    è importante ricordare che anche chi “non crede” nella psicologia in realtà vive
    in costante contatto con essa, perché le dinamiche psichiche rappresentano l’essenza più profonda della vita di ogni individuo.

    Quindi, preliminare alla risposta specifica a questa domanda, viene la necessità di chiarire e dissolvere alcuni dei classici “Pregiudizi” (tabù, falsi miti e credenze limitanti) che circondano, annebbiano e distorcono la figura dello Psicologo.

    Per entrare nel merito di queste spinose questioni, riteniamo sia cosa utile prendere spunto da una panoramica su alcuni dei più comuni “Pregiudizi” che annebbiano il panorama culturale riferito allo Psicologo e alla Psicologia, ognuno dei quali corredato da una chiarificazione mirante a smentirli ed a dissolverli, così da mettere in luce le reali dimensioni e potenzialità di questa difficile e nobile professione.

    Come le dicevo, non è certo il solo ad avere questo tipo di “idee preconcette” (come giustamente e saggiamente lei le chiama: scuse, pretesti e “Muri” di evitamento) tanto che quelli che andremo ora a citare fanno parte proprio dell'elenco dei “Dieci Pregiudizi” più classici che annebbiano il panorama culturale sulla Psicologia (citando solo quelli riferiti a questo contesto).

    Riferimenti con citazioni e spunti d'ispirazione liberamente tratti e modificati da:
    “Dieci Pregiudizi sullo Psicologo” – Ordine degli Psicologi della Lombardia (materiale divulgativo)

    Per rimanere aderente alla sua domanda nello specifico le posso citare quelli che sono i “Pregiudizi” che sembrano emanare proprio dalle espressioni che lei ci riporta del suo compagno, e che fondamentalmente sono almeno quattro (anche se potrebbero essercene “altri” nascosti e non presenti nella sua domanda):

    (Per “altri” tipici “Pregiudizi” possibili può consultare ancora sul profilo “su di me” e “immagini”)


    PREGIUDIZIO: “io sono fatto così” (Cambiare è impossibile)...

    Ecco un'altra credenza altamente distorta e limitante: molte persone pensano che il carattere è immodificabile, credono che l'essere nate (o cresciute) così come sono non abbia margini di modifica, che non ci siano reali alternative di comportamento, e che quindi è inutile sforzarsi di cambiare (forse anche perchè i tentativi di farlo in modo autonomo sono risultati dolorosamente fallimentari).
    In realtà, nella maggior parte dei casi, abbiamo a nostra disposizione:
    la Responsabilità di come ci comportiamo,
    il Potere di regolare le nostre reazioni.
    Ciò implica la possibilità di sviluppare queste competenze “Lavorando” su noi stessi, il che può essere fatto sia autonomamente (crescita personale) che con l'Aiuto di un professionista (percorso evolutivo): è qui che si configura il reale Potenziale (sempre relativo ma molto significativo) di sviluppare, espandere, cambiare e trasformare noi stessi.

    Il Coraggio di affrontare i propri problemi:
    “Non ci si Libera di una cosa Evitandola, ma soltanto Attraversandola” - Cesare Pavese


    PREGIUDIZIO:
    “Nessuno può Capire il mio Dolore...”

    Questo convincimento è altamente limitante e frustrante, e costituisce di per sé una parte stessa del problema e del disagio vissuto in quanto è un elemento che in parte sostiene e in parte alimenta il malessere stesso.
    La natura di questo pre-giudizio, così pericoloso per il benessere individuale e così limitante rispetto le potenzialità di risolvere le proprie difficoltà, si presenta spesso con la variante:
    “Come potrà capirmi qualcuno che non ha vissuto il mio stesso problema?”

    Ecco le risposte che possono sfatare e dissolvere queste credenze errate:
    Grazie all'esperienza maturata nel tempo (formazione continua, tirocini esperienziali, sperimentazione diretta, pratica clinica) lo psicologo ha sviluppato quella “capacità” che per molti versi è presente in ognuno di noi in modalità embrionale (che quindi è solo da accrescere e coltivare con l'esperienza) che rende gli esseri umani in grado di “mettersi nei panni degli altri”: cioè l'EMPATIA.
    Questa “qualità” è la competenza relazionale, così preziosa per ogni dinamica interpersonale armonica, che può essere sviluppata e potenziata, ed è uno degli strumenti principali dello psicologo, il quale la “coltiva” e la utilizza per affrontare, gestire e risolvere situazioni emotive ed esistenziali complesse (anche nel caso che non le abbia già vissute in prima persona).
    Questa è la garanzia etica ed umana che fa dello psicologo un professionista delle Relazioni d'Aiuto, ed è la risorsa esistenziale che può aiutare le persone travolte dal proprio dolore a sentirsi ascoltati, compresi e sostenuti nel processo di recupero del proprio benessere.

    PREGIUDIZIO: “è impossibile Risolvere i Problemi solo Parlando...”

    il Linguaggio non serve solo a “descrivere” la Realtà ma ancor di più è il mezzo attraverso cui la Realtà stessa viene “Costruita”, Creata e Modellata.
    Potere alla “Parola” - “il Verbo Crea” (il che non è solo un enunciato biblico, ma è l'assunto centrale di una delle più accreditate teorie scientifiche in termini di studi epistemologici, linguistici e psicologici).
    Parlare ci Aiuta a Cambiare il “Modo” in cui attribuiamo significato al mondo, modificando di conseguenza i nostri atteggiamenti mentali e comportamenti reali (Psicolinguistica, Semiotica, interazionismo simbolico).
    Argomento questo che è vastissimo, complesso e affascinante (ma che non può certo essere trattato in modo esteso in questa sede) che può essere elegantemente sintetizzato dalle citazioni:

    “i Viaggi che portano alle scoperte maggiori non sono quelli in cui si Vedono mondi nuovi, ma quelli in cui rivediamo i mondi conosciuti con Occhi diversi” - M. Proust

    “è proprio quando Credete di Sapere qualcosa che dovete Guardarla da un'altra Prospettiva”
    -L'Attimo Fuggente

    “Quando Cambi il Modo di Osservare le cose, le Cose che guardi Cambiano”
    -Punti di Vista

    “La nostra Meta non è mai un Luogo,
    ma piuttosto
    un Nuovo MODO di VEDERE le cose”

    Ecco il senso di queste Citazioni:

    Servono Nuovi “Occhi” per Vedere il Reale in altro “Modo”:
    le Mappe della Realtà sono “costruite” in interazione dinamica (linguistica e semantica, cioè di significato) nel dialogo con l'Altro (da cui l'importanza di un altro che sia significativo e competente, professionale e preparato come potrebbe essere uno Psicologo).

    Lo Psicologo, oltre alla dimestichezza nell'affrontare determinate situazioni, non offre
    soluzioni pre-confezionate, ma cerca di fornire un Punto di Vista “differente” della questione problematica affrontata, un parere disinteressato e alternativo rispetto alla “Visione” di chi invece si ritrova all’interno del problema che lo coinvolge emotivamente impedendogli di trovare soluzioni creative (il vantaggio di una visione esterna).


    PREGIUDIZIO:
    “la Psicoterapia Dura Troppo e Costa Troppo”

    Per quanto potrebbe essere che un percorso di terapia approfondito possa richiedere un certo “tempo” (e quindi un relativo investimento di energia), non sempre è così, in quanto esistono numerose tipologie di intervento e alternative possibili.

    Panoramica sulle diverse “Prestazioni” psicologiche:

    -Consulenze psicologiche: per definizione possono durare anche solo qualche colloquio

    -Percorsi Brevi: focalizzati su percorsi specifici e traguardi a breve e medio raggio

    -Terapie: percorsi medio-lunghi che implicano un lavoro intensivo e profondo (con Psicoterapeuta)

    Prezzo... Dipende...
    Consultare direttamente lo specialista per chiedere in merito e concordare in modo condiviso.

    Dipende dal motivo della consultazione, dall'approccio del terapeuta e da quanto stabilito e concordato con il professionista nelle fasi iniziali del percorso (prime sedute).

    Questa è la panoramica sui quattro pregiudizi che sembrano proprio quelli in esame nella sua richiesta. Poi sì... sono già tante le cose dette ma ancor più quelle che si potrebbero aggiungere (e che purtroppo esulano da questo contesto)... quindi cerchiamo di concludere focalizzandoci in definitiva (per rispondere in specifico alla sua domanda) su:
    “Cosa” le posso consigliare in “concreto”...?!

    Innanzitutto (dopo averlo fatto lei) le propongo di fargli leggere questa risposta (in aggiunta alla quale le direi di leggere anche la descrizione di altri tipici pregiudizi che trova nella sezione indicata dalla nota precedente), o se si rifiuta di farlo (accampando altre scuse ed evitamenti), potrebbe “usare” quel che ha compreso da questo scritto come strumento e “arma” che possa “scalfire” le sue difese e i suoi preconcetti (grazie alla nobile forza delle argomentazioni veritiere).

    Ma le consiglierei poi soprattutto di “armarsi” di grande Pazienza (la Virtù dei Forti) grazie alla quale anche i più grandi “Muri” possono venir abbattuti (o quantomeno grazie alla quale potrà fare almeno una piccola “breccia” da cui far passare la “Luce” di ciò che si cela aldilà dei limitanti preconcetti), ribadendo più e più volte ciò che lei percepisce come vero e giusto, con la “delicata forza” della Fiducia in ciò che si crede essere essenziale, ripetendolo con diverse modalità e in diversi contesti finchè non si trova la “porta” di accesso al suo mondo interiore, così che con la sua perseverante Fiducia nelle Potenzialità della Psicologia (così come nelle capacità del suo compagno di superare le sue credenze limitanti) possa andare davvero “Oltre” questi “Muri”, muovendosi verso la possibilità di iniziare un percorso Psicoterapeutico.

    E come ultima cosa (non certo “la meno” ma forse “la più” importante) le consiglio di fare “breccia” cominciando lei per prima a dare il “Buon Esempio” in questa direzione affidandosi ad un buon Psicoterapeuta che la possa sostenere (magari lo ha già fatto.. da come scrive sembrerebbe di sì.. quantomeno no sembra a “digiuno” di adeguate consapevolezze sull'argomento.. quindi continui così su questa via) in un percorso che poi possa rivelarsi di aiuto anche per lui.
    Ma su questo punto, concludo con un importantissimo “adagio”: qualsiasi percorso psicoterapeutico ha probabilità di una buona riuscita “SE e SOLO SE” chi lo compie è in prima persona coinvolto e convinto nella Scelta di iniziarlo. Quindi non ha senso costringere o forzare una persona a farlo, si può ragionevolmente aiutarlo a convincersi, ma è assolutamente fuorviante ogni tentativo di “spingerlo” in questa direzione (anche se fatto in buona fede ogni tentativo di questo tipo, come quello della persuasione “seduttiva” o della “supplica” implorante, si ritorce contro chi lo fa). Quindi è bene ricordarsi sempre che resterà a sua discrezione e sarà una sua responsabilità la “Scelta Consapevole” di iniziare (o meno) il percorso: ciò che dipende da noi è solo il poter essere di aiuto a “vedere” oltre il muro, invece il fare il primo passo per passare oltre la “porta” che l'abbiamo aiutato ad aprire nel “muro” è assolutamente e unicamente nelle sue mani (o meglio nei suoi piedi per usare un eufemismo ..sorridere ai problemi è sempre il primo passo verso una loro possibile soluzione).
    (per approfondire anche questo argomento, ribadisco che si può vedere eventualmente, come per nota precedente, sul profilo)

    Quindi Forza e Coraggio: che la Luce della Psiche (quindi dell'Anima) sia con Lei.

  • Cari Dottori una domanda che potrà sembrare banale ma.. Psicologo e Psicoterapeuta sono la stessa cosa? Io pensavo di sì.. ma un amico mi ha detto che non è così anche se non ha saputo spiegarmi il perchè... quindi, se sono diverse professioni quale è poi la differenza fra uno Psicologo e uno Psicoterapeuta? Visto che è un po' che mi incuriosisce la terminologia, cerco di capire e quindi mi permetto di chiedere qui che mi sembra proprio l'ambiente giusto. Grazie

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    DIFFERENZE tra PSICOLOGO e PSICOTERAPEUTA

    La Psicoterapia è una “specializzazione” professionale “successiva” (cioè Post-Universitaria) all'essere diventati Psicologi (specializzazione eventualmente aperta anche ai medici): questa è l'essenza.
    Per scendere più in dettaglio si può dire che lo Psicoterapeuta è un professionista che, “oltre” alla laurea quinquennale (5 anni) in Psicologia, il Tirocinio annuale e l'Esame di Stato valido per l'iscrizione all'Albo, ha completato una Specializzazione Post-Universitaria di almeno 4 anni, conseguendo un diploma presso un Istituto riconosciuto e accreditato dal Ministero dell'Istruzione.

    (è bene sottolinearlo il fatto dei 5 anni, ora che il panorama accademico si è complicato ancor più con lauree “brevi” di 3 anni, che danno vita a Psicologi di serie A o serie B per usare una semplificazione sportiva)

    La competenza che contraddistingue questa qualifica professionale permette allo Psicoterapeuta di offrire un percorso specialistico di “cura” per affrontare diverse e complesse forme di sofferenza psicologica, così come di poter affrontare approfonditi percorsi di “evoluzione e trasformazione” interiore orientati al potenziamento di sé ed al benessere integrale.

    Ciò che davvero conta nella pratica psicoterapeutica è la dimensione “esperienziale” di vita vissuta (fare pratica oltre che esperienza), e questo avviene in modo attivo e intensivo sia durante la formazione, che nelle pratiche esperienziali su casi clinici, che nei vari tirocini di specializzazione.

    Ma soprattutto “l'esperienza essenziale” che contraddistingue uno Psicoterapeuta da uno Psicologo è quella che avviene tramite un percorso personale di analisi psicoterapeutica “didattica” che ogni terapeuta è tenuto in modo improrogabile ad effettuare con uno psicoterapeuta abilitato (della stessa scuola di specializzazione, ma anche esterno) per un monte ore quadriennale considerevole: e quest'ultima è sicuramente la caratteristica più specifica che distingue lo Psicoterapeuta dal semplice Psicologo, e che ne attesta e ne garantisce l'elevata qualità professionale, oltre che l'integrità etica, personale ed umana del professionista (4 anni di terapia possono essere sicuramente una buona “garanzia”).

    La terapia fatta in corso di specializzazione viene definita “didattica” proprio perchè è propedeutica (obbligatoria non facoltativa) all'abilitazione all'esercizio della professione psicoterapeutica, e può riguardare la possibilità di affrontare insieme ad un terapeuta esperto (“senior”) i casi clinici che il candidato psicoterapeuta può presentare (così da affinare tecniche e metodi), ma riguarda soprattutto il “lavoro” da fare sulla propria personalità e individualità, così da sperimentare in prima persona le pratiche e gli strumenti della psicoterapia al fine di migliorare la propria vita personale e professionale, così da renderla il più possible integra e performante.
    Chiunque, anche ogni Psicologo, ha inevitabilmente dei nuclei del proprio essere che possono essere disfunzionali, disarmonici e problematici, chiunque ha dei piccoli o grandi lati “oscuri” su cui lavorare (e chi pensasse di non averne bisogno semplicemente si inganna), ed è per questo che si fa così importante ed essenziale (tanto da essere improrogabile ed obbligatoria) una terapia personale per chi voglia esercitare la professione di Psicoterapeuta.

    Questo percorso di analisi e terapia individuale è davvero essenziale soprattutto per uno specialista che lavora sulle risorse umane e ancor più nello specifico per chi, come lo Psicoterapeuta (ma sarebbe bene lo fosse anche per il semplice Psicologo), utilizza come principale “strumento” del proprio operato professionale la propria “persona”, così determinante nella “relazione” terapeutica psicologica (per approfondire questo aspetto consiglio di vedere in proposito l'ampia trattazione [fatta sul mio profilo alla voce “su di me”] sulla dimensione essenziale della relazione e della “alleanza terapeutica” nel processo di cura psicologico).

    Ed è grazie a questo elemento formativo-esperienziale che uno Psicoterapeuta può offrire una garanzia di competenza professionale (ha sperimentato su se stesso gli strumenti che utilizzerà sugli altri), oltre che di integrità etica e umana (ha indagato a fondo le proprie “ombre” portandoci la “luce” della consapevolezza, e ha risolto i nodi problematici e disarmonici del proprio essere), sapendo di poter contare sul meglio della propria efficacia prestazionale e delle proprie risorse personali (ha esplorato, scoperto e riattivato le proprie potenzialità interiori latenti o sommerse).

    Queste in definitiva la caratteristiche salienti che fanno di uno Psicoterapeuta un professionista altamente “specializzato”, competente ed esperto, “temprato” nel “fuoco” della propria stessa interiorità più profonda, che lo ha reso soprattutto “umano” e sensibile, aperto e recettivo, empatico e compassionevole, una “guida” affidabile con cui esplorare i meravigliosi e misteriosi “mondi” delle dimensioni interiori del proprio essere.

  • Buongiorno. Sinceramente pensavo che alla voce Psicoterapeuta ci si potesse aspettare un unico tipo di professionista, ma parlando con un collega è emerso che ci sono diverse tipi di psicoterapia. Gentilmente potreste spiegarmi il senso di queste “diversità” tra psicoterapeuti ???

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    DIFFERENTI "SCUOLE" di PSICOTERAPIA

    Innanzitutto grazie per la domanda perchè ci permette di fare un minimo di chiarezza su questo argomento che molti trascurano o danno per scontato, là dove invece a livello del pensiero comune più diffuso è più che “normale” pensarla proprio come lei (e quindi la capisco benissimo anche perchè non è certo la prima persona a farmi simili domande): se non fossi un professionista del settore me lo porrei anch'io lo stesso interrogativo. Anzi, come molti altri forse ci aggiungerei il dubbio e al perplessità a riguardo delle distinzioni fra Psicologo, Psicoterapeuta e finanche lo Psichiatra !? Sono davvero tante le distinzioni professionali che ruotano attorno al mondo della “Psiche”.

    Quindi cerchiamo di portare un po' di “Luce” su questa dimensione della professionalità Psicoterapeutica di non immediata comprensibilità.

    La Psicoterapia è una “specializzazione” professionale “successiva” (cioè Post-Universitaria) all'essere diventati Psicologi, ma se questa è una definizione “generale” c'è da aggiungere che, a “completare” (ma in un certo senso anche a “complicare”) ulteriormente il panorama di riferimento, ci sono ulteriori “distinzioni” importanti all'interno della categoria professionale degli psicoterapeuti.

    Infatti, non esiste un “solo tipo” di psicoterapia uguale per tutti, ma esistono “numerose e diverse” tipologie originate da una moltitudine di “scuole” di psicoterapia, in una variegata ed eclettica costellazione di approcci e metodologie.

    Le principali “differenze” fra le varie (numerose e differenti) Scuole di Psicoterapia si rifanno fondamentalmente alle “differenti” (a volte divergenti) “Visioni filosofiche” (oltre che Scientifiche ed Epistemologiche) che stanno a loro fondamento, le visioni di base sull'essere umano e sui suoi disagi, da cui derivano diversi e variegati approcci e metodi di intervento, trattamento e cura.

    Sarebbe sicuramente arduo e fuorviante (in questa sede) cercare di approfondire oltre questo aspetto, che è di per sé già abbastanza ostico se affrontato senza le dovute premesse e cornici di riferimento.

    Ma qui basti sapere che il “proliferare” di così tante “diversità”, lungi dall'essere solo un effetto collaterale della mancanza di "unità" di visione e di intenti all'interno della categoria professionale, riguarda piuttosto la “ricchezza” e la “molteplicità” che si genera spontaneamente e naturalmente in un ambito come quello dell'Animo Umano (la “Psiche”), così profondo e complesso, da non poter essere “imbrigliato” all'interno di un'unica visione omogenea e semplicistica (proprio come lo è il generarsi della “pluralità” nella “biodiversità” dei processi vitali nell'evoluzione biologica).
    Quindi, proprio come la Vita affronta la sua evoluzione in maniera “creativa” generando una prosperosa abbondanza di forme e differenti linee evolutive pur rimanendo sempre coerente con sé stessa e con i propri principi vitali, così le specializzazioni della Psicoterapia, pur sembrando moltiplicarsi in intricate ramificazioni, ognuna con le sue originalità distintive, rimangono tutte coerenti e solidali con i principi essenziali della ricerca del “benessere esistenziale” dell'animo umano.

    E se sicuramente ad uno sguardo superficiale e frettoloso questo panorama potrebbe sembrare frammentato e dispersivo, confusivo e disorientante, ad uno sguardo più attento si profilerebbe un orizzonte variegato e “ricco di alternative potenziali” cui poter ricorrere per una scelta che sia il più possibile in “sintonia” con le proprie “visioni” della vita.
    Questo aspetto è quindi sicuramente in linea con l'assunto per cui all'aumentare del numero possibile di alternative selezionabili corrisponde un maggior grado di “libertà” nella “scelta” (maggiore “complessità” viene ripagata con maggior “libertà” di azione).

    Ricordiamo "in primis" che se la Psicoterapia è sicuramente fondata su un approccio “Scientifico” all'essere umano, non di meno essa rappresenta anche una vera “Arte” (ricordiamo in merito le distinzioni tra Sapere, Saper Fare e Saper Essere – approfondite ad esempio nel mio Profilo alla voce “su di me”), e come tale si nutre e si fonda su aspetti e visioni che sconfinano oltre i regimi della sola razionalità logica esclusiva (la realtà non è solo tutta bianca “O” nera) bensì vi è la valorizzazione di differenze, toni e “sfumature” (per cui la realtà è bianca “E” nera, ed in definitiva è “iridescente” nell'ampio spettro delle sue alternative) e approda nei reami della molteplicità dei potenziali dell'essere: polifonia sinfonica e cromatica, cui si può far corrispondere “metaforicamente” il passaggio dal freddo e schematico dualismo di una “scacchiera” (conflitto-scontro) al colorato orizzonte di un “arcobaleno” (pace-armonia) in cui la luce è sempre una “Unità” espressa nella "Molteplicità" dei sui colori (unità nella molteplicità) proprio come nel famoso esperimento scientifico (che non sfugge neanche ai bambini che giochino con la luce) del fascio di luce “bianca” che si scompone in “iridescente arcobaleno” nel passaggio attraverso un prisma di cristallo.
    Così come gli esseri umani non sono né omogenei né uniformi nel proprio essere, ricchi e proliferanti di differenze e divergenze pur rimanendo “tutti uguali nell'essere tutti diversi”, così nel panorama delle psicoterapie il “plurale” è d'obbligo: a diverse tipologie di “essere” corrispondono diverse tipologie di “cura” possibile (facendo un esempio metaforico che può sembrar banale ma che forse non lo è poi tanto, se fossimo tutti dei “chiodi” basterebbe avere un “martello”, là dove invece si riconosce l'esistenza anche delle “viti” ecco che diviene inevitabile utilizzare anche il “cacciavite”, da cui poi ecco il proliferare di “attrezzi” nel riconoscere una pluralità di “tipologie” di intervento possibile).
    E nella "scelta" di una scuola di psicoterapia rispetto ad un'altra, resta nelle mani di ognuno la libertà di “dipingere” il proprio processo vitale con le “vibrazioni” che più si “sintonizzano” con il proprio essere, ed anche se questo processo di valutazione e selezione può essere un po' più impegnativo, sarà sicuramente anche più ricco, appagante e soddisfacente le nostre reali necessità.

    Per concludere (seppur le cose che si potrebbero aggiungere sono veramente tante), verrebbe forte la “tentazione” di descrivere la propria scuola di psicoterapia come quella “sicuramente” più completa e funzionale, più elaborata e comprensiva (etc. etc), ma questa è una inevitabile conseguenza di una visione parziale e limitata dettata dal proprio stato di appartenenza ad un certo approccio (“tentazione” a cui già molti professionisti prima di me hanno ceduto più che volentieri, nel tessere gli elogi del proprio orientamento e nel “tirare l'acqua la proprio mulino”) ma, per “onestà intellettuale” e “correttezza etica”, ritengo sicuramente molto meglio lasciare che ogni individuo possa percorrere consapevolmente il proprio cammino di valutazione e scelta in "libertà" e "responsabilità" individuale, donandogli semplicemente gli strumenti che gli permettano di fare questo percorso in autonomia e indipendenza (per avere orientamenti in tal merito, vedi ancora “su di me” sul mio profilo).

    Quindi, aldilà del lasciare al “caso” la “scelta” del “tipo” di psicoterapia più adatta al nostro essere, l'unica cosa che resta da fare è forse semplicemente lasciare a chi legge “l'onere e l'onore” (l'impegno e il merito) di valutare e scegliere con consapevolezza, libertà e responsabilità ciò che più fa “risuonare” le “corde” del proprio essere, il più possibile “accordate” al nucleo più intimo e intuitivo del proprio animo: così da poter dar spazio ad una scelta fatta per “risonanza, sintonia e armonia”.

  • Come si capiscono le proprie emozioni? Come si impara ad ascoltarle, distinguerle, gestirle? O bisogna accettarle in modo passivo?

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    Innanzitutto Ottima domanda! Siamo in un era in cui, bombardati da mille informazioni, tutti pensano di sapere di tutto, sopratutto per quanto riguarda la tecnologia e il mondo della razionalità in generale, eppure pochi si chiedono cosa è veramente essenziale: conoscere noi stessi in profondità! La sua domanda è sicuramente uno dei primi passi davvero importanti nella scoperta di noi stessi. Per quanto la media generale del Quoziente Intellettivo è in aumento a livello globale, allo stesso tempo si può dire che a livello di "intelligenza Emotiva" la nostra società iper-tecnologica è come se fosse "analfabeta" (da cui gli approfonditi studi di Daniel Goleman sull'Intelligenza Emotiva - glielo consiglio vivamente, è molto bello e utile, anche se ormai un pò datato resta comunque un classico). Infatti il nostro percorso evolutivo e scolastico all'interno della nostra cultura è fortemente sbilanciato in direzione di una formazione prettamente razionale e tecnica, ma trascura quasi completamente di trasmettere conoscenze e competenze sul "linguaggio delle emozioni", sul come imparare a conoscerle, gestirle e trasformarle: per cui siamo ancora come analfabeti o nei migliori casi siamo solo al livello dell'A B C iniziale. Quindi la sua domanda si configura come una ricerca intelligente e saggia nella direzione di colmare questo "gap" culturale che ci ha segnati tutti nella nostra società: Motivazione sana e profonda ad evolvere verso la scoperta e la conoscenza operativa e applicata del mondo delle emozioni e del suo linguaggio. Certamente le mentirei se le dicessi che ha una domanda apparentemente così semplice si possa rispondere con poche righe di presuntuosa "saccenza": purtroppo, essendo un mondo ricco complesso e profondo (a volte anche dal fascino misterioso), non si presta ad una risposta lapidaria nè ad una rapida sintesi. Sicuramente varie letture come quella sopra citata sono un buon inizio per aprire una risposta, ma sinceramente l'aspetto più educativo rispetto alla comprensione e gestione delle emozioni passa attraverso un percorso di conoscenza di sè mediato da spetti esperienziali profondi e preferibilmente guidati ed accompagnati da un esperto: un percorso psicologico e/o di psicoterapia offrono sicuramente un'ampia possibilità di approfondire questi aspetti in una modalità che va molto oltre la solo conoscenza intellettuale e "libresca" dell'argomento. L'unica parte della sua domanda a cui si potrebbe rispondere in modo semplice (anche se poi comunque andrebbe integrata con esperienze pratiche per capirne bene il senso) è l'ultimo interrogativo: "...o bisogna accettarle in modo passivo ?" (riferito alle emozioni): beh.. risposta facile e sintetica: No! non bisogna.. Ciò che si può fare è imparare la delicata arte di imparare a farle "Fluire" spontaneamente: senza censurarle e reprimerle (come purtroppo ci ha insegnato prevalentemente la cultura educativa "old style") ma bensì potendole Trasformare - da cui l'importanza essenziale di vederle e concepirle come "dinamiche energetiche" interne essenziali al nostro benessere psicofisico: etimologia di emozione = e-movere (da cui l'aspetto dinamico energetico di movimento, flusso) risorse fondamentali del nostro organismo, aspetti di confine tra psiche e cervello, tra anima e animale (infatti si potrebbe poi espandere la trattazione alle sue componenti neurofisiologiche e alle aree del cervello limbico (quello che condividiamo con in mammiferi in generale) coinvolte nella loro attivazione e nel loro funzionamento... In tutto questo la dinamica di interfaccia tra aspetti più primitivi e animali delle emozioni con le componenti più evolute del nostro essere nella corteccia cerebrale e nello specifico nei lobi frontali, che animano il potente e misterioso aspetto della Consapevolezza umana: il tratto distintivo e più evoluto della nostra specie. La psicologia, ma ancor più gli approcci meditativi della psicoterapia del profondo e delle altezze (dagli stati di rilassamento agli stati mistici ed estatici) sono ottime piste di decollaggio per entrare nei reami esperienziali della comprensione e gestione delle emozioni.
    ...ma il tema è veramente troppo ampio e rischierei di dilungarmi troppo.
    Quindi semplicemente concludo ringraziandola per l'opportunità che ci da di riflettere intorno ad una questione così importante ma spesso trascurata dell'essere umano: apparentemente semplice ma fondamentalmente complessa. Spero di averle donato qualche spunto di riflessione e di averle ispirato la volontà di approfondire la sua bella domanda tramite una ricerca approfondita grazie alle esperienze dirette che ne potrà trarre in prima persona. Come sempre ciò si configura come un avventuroso, a volte lungo ma sicuramente affascinante ed evolutivo, percorso di crescita personale interiore, quindi non posso che augurarle: Buon VIAGGIO !!!

  • Buonasera ho problemi con mio figlio, ha perso il lavoro per colpa del gioco, lo stipendio non gli durava un giorno, inoltre non fa che chiedere soldi hai parenti e amici per poi giocarli, non c è la faccio più ha solo 21 anni come posso aiutarlo ad uscire da questo incubo?

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    Comprensibilissima la sua condizione di angoscia e di preoccupazione: il disturbo da gioco d'azzardo è una forma di dipendenza molto problematica in quanto travolge non solo la dimensione psicologica ed emotiva dell'individuo (che come suo figlio è arrivato a perdere il lavoro e probabilmente a contrarre anche piccoli o grandi debiti) ma soprattutto investe tutta la sfera familiare circostante portando a complicazioni di natura non solo economica ma in particolare portando esasperazione (come dice lei "non ce la faccio più") allarme, preoccupazione e angoscia che risucchiano le energie emotive e psichiche di tutti i familiari coinvolti. Giustamente la domanda "come uscire da questo "incubo" ?" non è di immediata e facile risposta (sono molti i fattori che possono influenzare l'esito di un qualsiasi tipo di intervento, e tra questi il più importante è la collaborazione del soggetto stesso) ma sicuramente l'aspetto incoraggiante è che ci sono sicuramente vie d'uscita percorribili ed efficaci: psicoterapia individuale e\o di gruppo, terapia familiare e sistemica, gruppo di mutuo-auto-aiuto (di stampo simile agli A.A. Alcolisti Anonimi ma focalizzati sul gioco d'azzardo: G.A.) oppure centri di residenzialità per il recupero delle dipendenze da gioco (si informi sul territorio potrà trovarne alla voce "DGA" Disturbo gioco d'azzardo - oppure Ludopatia). Per quanto poco possa consolare questa considerazione le posso garantire che non è solo suo figlio che è caduto in questa spirale di dipendenza: purtroppo questa è una "piaga" culturale che colpisce trasversalmente tutta la società ed in particolare in Italia che è al 2° posto nel mondo per quantità di giocatori problematici, ma questo le darà la garanzia di poter trovare sul suo territorio (spero nelle vicinanze) se cerca bene anche Centri specializzati nel trattamento di questa specifica problematica. Difficile però consigliarle una scelta tra questi percorsi avendo così poche informazioni per poter valutare serenamente in scienza e coscienza sul da farsi, ma si può garantire che la cosa essenziale: potrebbero essere necessari diversi tentativi prima di trovare il percorso più adatto a suo figlio, e sicuramente le consiglierei di non desistere e di non perdere il coraggio nel cercare una soluzione, ma di provare anche più di un approccio. Un buon fattore prognostico è la giovane età di suo figlio che fa ben sperare sulle possibilità di un pieno recupero e una riabilitazione esistenziale. Certo bisognerà armarsi di molta pazienza e di coraggio in quanto potrebbe essere che inizialmente il ragazzo non voglia collaborare attivamente verso una psicoterapia (ad esempio) e si faccia auto.ingannare negando ostinatamente di avere un problema oppure con l'illusione di onnipotenza di potercela fare ad uscirne "da solo" rifiutando ogni forma di aiuto, oppure "giurando" che non giocherà mai più (salvo poi dover continuare a mentire a sè e agli altri pur di continuare a giocare). Ripeto: la dinamica delle dipendenze appare sempre complessa e resistente al cambiamento ma non per questo ne consegue che sia impossibile uscirne (anzi) ma questo "adagio" che mi sento di ribadire qui è dovuto al fatto di non alimentare inutili illusioni che sia facile o che basti un semplice sforzo di volontà per superare quello che può sembrare solo un "vizio" e un peccato (come si pensava nel lontano passato "moraleggiante") bensì si configura come un "disturbo psicologico" complesso e profondo che va risolto e curato con le dovute accortezze metodologiche e con la dovuta profondità di azione di una psicoterapia intensiva e prolungata che possa garantire la completa estinzione della "compulsione" all'azzardo. Non mi dilungo oltre, anche se potrebbe da dire molto altro, ma per abbozzare una risposta alla sua vitale domanda spero di averle dato spunti di riflessione e valutazione che siano il più possibile significativi per orientarla verso la ricerca di un "Percorso" che possa favorire l'uscita dall'Incubo per poter ritornare a respirare un'aria di serenità e una nuova alba di vita luminosa dopo la lunga notte d'angoscia esistenziale, colorandola di speranza e coraggio. Rimanendo a sua disposizione per ogni eventuale richiesta di chiarimento o approfondimento le auguro ogni Bene, per lei e suo figlio. Possa la Luce ispirare i vostri passi e le vostre scelte indirizzandovi verso l'inizio di quello che potrà essere un "Viaggio" di Liberazione.

  • Buongiorno, ho scritto pochi giorni fa, relativamente ala fine di una relazione a seguito di tradimento. gli avvenimenti spiacevoli sono stati diversi prima di scoprire il suo tradimento. Capisco che uno possa non voler stare più con una persona, ma non capisco la mancanza di responsabilità e correttezza verso l'altro. credo che ogni essere umano in quanto tale meriti rispetto, dal conoscerlo o meno. Cosa mi lascia sconcertata riguardo alla relazione con il mio ex compagno è la mancanza più totale di rispetto verso la mia persona. Ma neanche un minimo di affetto? di correttezza? di visibilità? Come ho accennato gli episodi spiacevoli, prima della scoperta del suo tradimento sono stati diversi: ad esempio in un litigio mi ha descritto come persona orribile, che non meritava nulla, incolpando solo me dei nostri problemi ( e io gli ho anche creduto e sono corsa ai ripari. Perché in quest'occasione non è riuscito ad essere sincero e a chiudere la sua farsa?) Successivamente ho trovato dei profilattici (non non li abbiamo mai usati) ed anche in quest'occasione chiedendo una spiegazione lui mi ha risposto che non erano cose che mi riguardavano, che non avevo diritti di conoscenza, ma semplicemente se non mi fidavo potevo andarmene (eh sì, sono rimasta e gli ho creduto) fino a quando ho scoperto il tradimento che a detta sua era un gioco, un gioco che non mi riguardava e non avrei neanche dovuto conoscere. Ha chiesto perdono, dicendo che io ero la persona per lui più importante, l'amore e che avrebbe fatto di tutto per recuperare nel nostro rapporto. Ovviamente a parole…. A fatti nulla, anzi, spesso nel mese successivo alla scoperta, non tornava neanche a casa. Diceva che io logoravo me stessa e lui per un gioco. Gli credevo con tutta me stessa, ho cercato di credergli, ma ero come sempre invisibile. Avevo attacchi di ansia, che le rare volte che tornava a casa lui anche vedeva ma non ha mai mai e mai avuto un minimo scrupolo. Ho deciso, dopo aver toccato il fondo, di non essere più invisibile andandomene. Lui tolto che a risposte a miei messaggi non ha mai fatto nulla, se non mettersi l'amante subito in casa. Mi ha detto che sono io che sono andata via, io che ho messo fine a tutto. Ora io so che valgo, che non sono invisibile, sto facendo un percorso e sto raccogliendo poco alla volta i frutti. Ma quello che mi ha fatto credere ancora rimane, come un velo grigio che ancora fa parte dei pensieri, della considerazione. Provo ribrezzo per chi riesce a distruggere le persone non assumendosi mai le proprie responsabilità. Può capitare di non voler più stare con una persona, ma perseverare nel infliggere dolore, la disonestà a cosa portano?

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    Buongiorno Gentile Utente,
    avevo già seguito la sua prima domanda ma non avevo potuto rispondere per mancanza di tempo purtroppo (spero potrà ben capire), ma ora che ho un attimo le voglio rispondere perchè la sua lunga condivisione, come la precedente, contiene tutta la carica emotiva che la sta travolgendo e non posso fare a meno che empatizzare con lei in questa sua difficile situazione e mostrarle tutta la mia solidarietà. C'è sicuramente molto elemento di sfogo in questa sua dichiarazione che esprime tutta l'incredulità e l'alienazione, oltre che il dolore, provata di fronte ad una situazione davvero di difficile comprensione e accettazione: da qui è facile intuire la genesi dentro la sua anima del "ribrezzo" di cui ci parla qui in conclusione, insieme alla sua domanda che racconta tutta l'ineffabile emozione provata che sconfina nell'apparente "assurdità" del comportamento altrui, così incurante dei sentimenti e della sofferenza di una persona che fino a qualche attimo prima era la compagna della sua vita! Detto questo spero avrà inteso che mi è chiaro il quadro generale in cui si trova, le difficoltà che vive e il dolore che prova. Quindi provo a rispondere alla sua domanda conclusiva (ben sapendo che è ben poca cosa rispetto a tutta la tempesta emotiva che la travolge). Si chiede giustamente quale è il "senso" della disonestà e del continuare ad essere insensibili perseverando ad infliggere dolore a chi ci è vicino: "a cosa portano" ? Evidentemente non portano da "nessuna parte" se non che portano a complicare ed amplificare le conseguenze delle proprie "malefatte". Ma se un senso non c'è quello che è più saggio chiedersi potrebbe essere: quanto "cieca" può essere una persona che continua a nuocere agli altri senza considerazione alcuna??? Domanda retorica che riguarda solo lui - risposta facile: non c'è limite alla "miseria" umana ! Basti pensare alle atrocità che la gente commette durante le guerre, genocidi etc... (quindi un senso negativo c'è: l'abisso oscuro dell'egoismo umano). MA per fortuna l'anima umana molto altro e molto di più e la buona notizia è che non c'è limite alla potenza dell'Amore vero autentico e nobile (basti pensare alle innumerevoli opere umanitarie che hanno costellato la storia dell'umanità e che si nascondono anche oggi nelle azioni compiute dai piccoli e grandi eroi della "quotidianità" umana che non è mai sotto i riflettori ma che si prodiga nelle "prime linee" di intervento e cura delle emergenze e dei bisogni esistenziali dei sofferenti, così come nella promozione del benessere della grande famiglia umana... ). Ma sicuramente questa non è la risposta che cerca, sebbene può esserle utile come cornice di riferimento in cui inserire la sua personale sofferenza che sta vivendo. Ma allora verrebbe da chiedersi: dove è questo amore che gli amanti traditi si sono sentiti dichiarare all'origine della loro relazione? Ebbene, purtroppo, la maggior parte delle relazioni sentimentali si basa su un tipo (e su un livello) di amore molto diverso da quello di cui abbiamo appena accennato: l'amore romantico il più delle volte è macchiato e inquinato da un profondo e malcelato egoismo, il cui lato oscuro emerge non appena le cose cominciano ad andare male e i tempi della "luna di miele" sono ormai solo lontani ricordi. Ed ecco quindi che si presentano gli scenari dell'allontanamento (reciproco o di uno dei due) seguiti quasi sempre dal tradimento e la menzogna, per poi degenerare spesso nel cinismo e nella crudeltà! Purtroppo questa non è una eccezione, ma più spesso la regola, e quel che vediamo sono tante varianti di questo unico tema oscuro e venato di drammaticità. Il comportamento del suo ex compagno è una di queste varianti (e forse una di quelle del peggiore gusto): menzogna, tradimento, negazione di responsabilità e proiezione di colpa sull'altro!!! (non le risuona come una triste sintesi di ciò che vi è successo?).
    Ma quel che veramente conta per la cura del suo benessere e della sua vita, non è tanto quindi chiedersi il senso di ciò che il lato oscuro dell'altro sta facendo contro me, bensì piuttosto il chiedersi cosa può fare lei in questa situazione per uscire dal tormento di questa situazione e dalla sofferenza che sembra intramontabile... Sì ma come? Innanzitutto continuando con forza e coraggio il percorso che dice di stare facendo, difendendosi dagli attacchi subiti amplificando la consapevolezza del suo valore e della sua dignità (come dice lei : "io so che valgo"), ed esercitandosi ad applicare la difficile Arte del "lasciar andare" la presa che ancora la lega a lui, coltivando le qualità dell'intelligenza emotiva che più mi servono a prendermi cura di me stessa: guarire la rabbia e la nausea (ribrezzo) che mi ha provocato, nutrire le mie capacità di accettazione (attenzione non "rassegnazione passiva") ma una qualità attiva che può donarmi un raggio di luce e serenità anche in mezzo alla tempesta, e col tempo lo sforzo e il cammino la più preziosa delle qualità: il Perdono!!! Attenzione che con ciò non intendiamo riaprigli la porta del cuore.. bensì il Perdono inteso come liberazione dai legami di risentimento che mi imprigionano a lui. Come dice il Poeta: Perdonare è Liberare un prigioniero per poi scoprire che quel prigioniero eri TU.
    Quindi concludo (essendomi già dilungato troppo) augurandole con tutto il Cuore che possa trovare dentro di Sè le Forze della Luce necessarie ad uscire da questa "Notte Oscura" incamminandosi verso la Rinascita della sua Vita arricchita di nuova e più profonda consapevolezza che le permetta di evocare e attirare sul suo percorso un compagno davvero degno della sua Anima rinnovata!
    Purtroppo le cose da dire sarebbero ancora tante e il tempo invece è sempre poco... ma non esiti a contattarmi se le può far piacere continuare la comunicazione.
    E quindi semplicemente: Buon Viaggio verso la Luce! Un grande Abbraccio di Arcobaleno possa scaldarle e illuminarle il Cuore per alleggerirlo e sollevarlo verso nuove altezze in cui scoprire le qualità sublimi dell'Amore autentico dentro sè (prima ancora che nell'altro). Luce, Pace e Bene.
    Francesco

  • Salve! È un periodo molto stressante e ultimamente mi capitano dei momenti di 5/10 minuti di forte ansia in cui avverto sudorazione, dolore al petto, tremori e un forte senso di confusione. Potrebbe essere un attacco di panico? Grazie in anticipo

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    Buongiorno, dalle informazioni che ci fornisce si evince che sono sintomi che riflettono un disagio appartenente allo spettro dei disturbi d'ansia e nello specifico potrebbe sicuramente essere "anche" un attacco di panico, ma è sicuramente prematuro e avventato affermarlo senza un'ulteriore analisi e approfondimento del caso effettuabile tramite un percorso di psicoterapia. Dalla sua domanda si intuisce però una curiosità di tipo "diagnostico" (cioè queale "etichetta" psicopatologica potrei apporre al mio disagio?) e molto probabilmente, essendo i disturbi d'ansia molto "popolari" e gli "attacchi di panico" molto frequenti nella popolazione ne avrà forse sentito parlare e la tematica la avrà incuriosita (del tipo: magari è ciò che mi sta accadendo anche a me?!), ed ecco che quindi mi permetto di darle degli spunti riflessione che vanno oltre la sua domanda specifica ma che cercano di rispondere a ciò che la sua domanda allude implicitamente: sicuramente i suoi sintomi "potrebbero" essere il corrispettivo di un "attacco di panico" ma ciò che veramente conta sapere in ogni caso (che sia un'ipotesi corretta o meno) è che qualsiasi disturbo psicologico, per quanto inquadrabile con "etichette" verbali generalizzate, comporta un approccio alla soluzione che è altamente personale e soggettivo in quanto ognuno di noi è un essere individuale unico e irripetibile, con caratteristiche di personalità, di esperienza e di vissuto altamente e strettamente personalizzate, così come lo è sia lo sviluppo dei sintomi e la via verso la loro soluzione. quindi mi permetto di invitarla a spingere la sua curiosità un pò oltre la sola volontà di conoscere il "nome" del proprio disagio, e andare verso l'indagine di "cosa" lo origina e soprattutto verso il "come" si possa risolverlo con successo, ed affrontare così con coraggio un percorso di auto-conoscenza interiore e profonda, un "viaggio" verso la scoperta del proprio sè più intimo che le permetta di arginare i propri limiti esistenziali e sviluppare le proprie risorse e potenzialità nascoste aldilà di questi sintomi. Per fare questo il modo migliore è scegliere una "guida" psicoterapeutica che la accompagni in questo "viaggio" interiore verso territori inesplorati di sè. Concludo co un adagio: l'ansia è un sintomo comune a milioni di persone nel mondo, ma la sua libertà da questi sintomi che la potrà portare a scoprire la sua personale fonte e sorgente del vero e autentico benessere esistenziale è sicuramente unica e solo sua, quindi: Buon Viaggio per uscire da questo "tunnel" ed andare verso la Luce del suo vero Essere.

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